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Chi può chiedere il risarcimento se il paziente è morto

In breve

Se un paziente muore per cure non adeguate, possono chiedere il risarcimento più persone, ciascuna per un proprio danno: il coniuge o l’unito civilmente, il convivente, i figli, i genitori, i fratelli e, se provano un legame effettivo, anche nonni e nipoti. Gli eredi possono chiedere in più i danni che la persona aveva subito prima di morire.

  • Lettura: 6 minuti
  • Aggiornato il 18 ottobre 2026
  • Fonti in fondo all’articolo
Scarpe di una famiglia allineate all'ingresso di casa, da quelle di un adulto a quelle di un bambino

Dopo la morte di una persona cara in ospedale, una delle prime domande è: chi può chiedere il risarcimento? Non solo gli eredi. La legge e la giurisprudenza riconoscono a ogni familiare un proprio diritto, per il dolore e per i danni economici che la perdita gli ha causato.

Prima di tutto, una premessa. Il risarcimento è possibile solo se le cure non sono state adeguate e se questo ha causato o anticipato la morte. Un esito negativo non prova da solo una responsabilità: per capirlo serve l’esame della documentazione clinica da parte di un medico legale.

Due strade diverse: come familiare e come erede

Chi perde un familiare può chiedere il risarcimento a due titoli diversi. Spesso le stesse persone li hanno entrambi, ma non sempre.

Come familiare (in latino iure proprio). È il danno che subisce chi resta: il dolore per la perdita, il cambiamento della propria vita, e a volte un danno economico, per esempio quando la persona morta contribuiva al reddito della famiglia o assisteva un genitore anziano. Ogni familiare ha il suo, anche se non è erede.

Come erede (iure hereditatis). Sono i danni che la persona aveva già subito prima di morire, per esempio le sofferenze di un ricovero in terapia intensiva durato giorni. Questi danni entrano nell’eredità e passano agli eredi. Se invece la morte arriva subito o a brevissima distanza dalle lesioni, la perdita della vita in sé non si trasmette agli eredi: lo hanno chiarito le Sezioni Unite della Cassazione nel 2015.

Come familiareCome erede
ChiOgni familiare con un legame effettivoChi riceve l’eredità
Quale dannoIl proprio dolore e i propri danni economiciI danni subiti dalla persona prima di morire
Entro quando, di regola5 anni10 anni verso la struttura

Un esempio. Una donna muore dopo dieci giorni di terapia intensiva. Il marito e i figli possono chiedere, ciascuno, il risarcimento del proprio dolore. Come eredi possono chiedere anche il danno che lei ha subito in quei dieci giorni.

Chi rientra tra i familiari

Coniuge e unito civilmente. Sono i familiari più stretti. L’unione civile è equiparata al matrimonio.

Convivente di fatto. La legge sulle unioni civili e le convivenze stabilisce che al convivente si applicano gli stessi criteri usati per il coniuge (legge 76/2016, art. 1 comma 49). Conta una relazione stabile, fatta di vita comune e di assistenza reciproca (Cass. 8801/2023).

Figli, genitori, fratelli e sorelle. Per la famiglia stretta il dolore della perdita si presume dal legame (Cass. 3767/2018). Non serve dimostrare di aver sofferto: è la controparte che, eventualmente, deve provare che il rapporto non c’era più (Cass. 9010/2022).

Figli che non vivevano con il genitore. Possono chiedere il risarcimento: la presunzione vale anche senza convivenza (Cass. 3767/2018). La convivenza può incidere sulla misura del danno, non sul diritto.

Nonni e nipoti. Possono chiedere il risarcimento anche se non vivevano insieme, ma devono dimostrare che il legame era vero: frequentazione, aiuto reciproco, presenza nella vita dell’altro (Cass. 21230/2016).

Genitori che perdono un figlio alla nascita. Per la Cassazione il legame tra genitori e figlio esiste già durante la gravidanza. Il risarcimento non si può ridurre in automatico solo perché il bambino non è nato (Cass. 26826/2025).

Altre persone vicine. Fuori dalla famiglia stretta il risarcimento è possibile solo in casi particolari, con una prova rigorosa di un legame stretto e stabile.

Ognuno ha un proprio diritto

Ogni familiare deve chiedere il risarcimento per sé. Per i figli minorenni lo chiede chi esercita la responsabilità genitoriale. Non tutti i familiari ricevono la stessa somma: conta il tipo di legame, la sua intensità, l’età, la convivenza.

Cosa bisogna dimostrare

Chi chiede il risarcimento deve far emergere tre elementi:

  1. Le cure non adeguate: un errore, un ritardo, una mancata sorveglianza, un’infezione non prevenuta o non curata in tempo.
  2. Il collegamento con la morte: le cure non adeguate devono aver causato o anticipato il decesso. Nel processo civile basta che sia «più probabile che non».
  3. Il danno di ciascuno: il legame con la persona morta e le conseguenze della perdita.

Per il legame sono utili lo stato di famiglia, il certificato di residenza storico e le prove della vita condivisa: fotografie, messaggi, testimonianze, l’assistenza prestata durante la malattia. Per i danni economici servono le dichiarazioni dei redditi della persona morta e le ricevute delle spese sostenute, comprese quelle per il funerale.

Il valore del danno da perdita di un familiare si calcola di solito con le tabelle a punti di Milano (edizione 2024). Tengono conto dell’età di chi muore e di chi resta, della convivenza, degli altri familiari e dell’intensità del rapporto. Non esistono importi uguali per tutti.

Entro quando agire

I tempi cambiano secondo il titolo:

  • Come familiare, per il proprio danno: di regola 5 anni, anche verso la struttura sanitaria. Possono essere di più se il fatto è un reato, come l’omicidio colposo.
  • Come erede, per i danni subiti dalla persona: di regola 10 anni verso la struttura sanitaria.

I termini non partono per forza dalla data della morte, ma da quando era possibile capire che la morte poteva dipendere dalle cure. Una lettera scritta alla struttura li interrompe. Per non correre rischi, conviene far valutare il caso il prima possibile.

Cosa può fare Equilex

Ti aiutiamo a capire chi, nella tua famiglia, può chiedere il risarcimento e per quali danni. Prima però serve capire se il caso ha gli elementi per andare avanti: medici legali e avvocati esaminano la documentazione e ti dicono con chiarezza se ci sono o no. La prima valutazione è senza impegno.

Domande frequenti

Solo gli eredi possono chiedere il risarcimento?

No. Ogni familiare con un legame effettivo può chiedere il risarcimento del proprio danno, anche se non è erede. Gli eredi possono chiedere in più i danni che la persona aveva subito prima di morire.

Ho rinunciato all’eredità: posso chiedere comunque il risarcimento?

Sì, per il tuo danno come familiare, che non dipende dall’eredità. Con la rinuncia perdi solo la possibilità di chiedere i danni che la persona aveva subito prima di morire.

Non vivevo più con mio padre: ho diritto al risarcimento?

Sì. I figli possono chiederlo anche se non convivevano. La convivenza può incidere sull’importo, non sul diritto.

Il convivente ha diritto al risarcimento per la morte del compagno?

Sì. La legge prevede per il convivente di fatto gli stessi criteri usati per il coniuge. Bisogna dimostrare una relazione stabile, fatta di vita comune e di assistenza reciproca.

I nonni possono chiedere il risarcimento per la morte di un nipote?

Sì, se dimostrano un legame effettivo e attuale con il nipote. La convivenza non è necessaria.

I fratelli hanno diritto al risarcimento?

Sì. Per fratelli e sorelle il dolore della perdita si presume dal legame familiare, come per genitori e figli.

Tutti i familiari ricevono la stessa somma?

No. Ogni danno si valuta a sé: contano il tipo di legame, la sua intensità, l’età di chi muore e di chi resta, la convivenza.

Chi ha scritto e verificato

Testo
Redazione Equilex
Aggiornato

Fonti

  1. Legge 20 maggio 2016, n. 76, art. 1 comma 49 (Normattiva)
  2. Cassazione, Sezioni Unite, 22 luglio 2015, n. 15350: il danno da perdita della vita non si trasmette agli eredi
  3. Cassazione, ordinanza 15 febbraio 2018, n. 3767: sofferenza presunta per genitori, coniuge, figli e fratelli, anche senza convivenza
  4. Cassazione civile, sez. III, 21 marzo 2022, n. 9010: la presunzione si può superare con la prova contraria
  5. Cassazione civile, sez. III, 20 ottobre 2016, n. 21230: nonni e nipoti, la convivenza non è necessaria
  6. Cassazione civile, sez. III, ordinanza 28 marzo 2023, n. 8801: il convivente e la relazione stabile
  7. Cassazione civile, sez. III, ordinanza 6 ottobre 2025, n. 26826: perdita del figlio prima della nascita, nessuna riduzione automatica
  8. Tribunale di Milano, Tabelle milanesi, edizione 2024
  9. Cassazione, ordinanza 26 luglio 2021, n. 21404: l’azione dei familiari per il proprio danno è extracontrattuale
  10. Cassazione, Sezioni Unite, 11 gennaio 2008, n. 576: nesso causale secondo il «più probabile che non» e decorrenza della prescrizione
  11. Codice civile, art. 2947 e art. 2946 (Normattiva)

Le informazioni di questo articolo sono generali e non sostituiscono una consulenza. Ogni caso richiede l’esame della documentazione clinica e una valutazione medico-legale.

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Prima di fare causa per un danno da cure, la legge chiede di passare da una consulenza tecnica preventiva davanti al giudice, chiamata anche ATP, oppure da una mediazione. Nella consulenza un medico nominato dal giudice esamina il caso e prova a far trovare un accordo alle parti, assicurazione compresa. Se l'accordo non c'è, si può andare avanti con la causa.

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