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Decesso sospetto in ospedale: cosa fare nelle prime ore

In breve

Dopo un decesso in ospedale che non convince, le decisioni davvero urgenti sono poche. Il riscontro diagnostico o l’autopsia vanno decisi prima della sepoltura o della cremazione. La cartella clinica e la richiesta di risarcimento possono aspettare qualche giorno.

  • Lettura: 6 minuti
  • Aggiornato il 18 ottobre 2026
  • Fonti in fondo all’articolo
Corridoio d'ospedale di sera, in fondo una persona di spalle al telefono

Quando una persona cara muore in ospedale in modo inatteso, nelle ore successive si devono prendere decisioni pratiche, spesso in fretta e con il dolore addosso. Se qualcosa non vi convince, questo articolo vi aiuta a distinguere quello che va deciso subito da quello che può aspettare.

Una premessa importante: una morte inattesa non significa per forza che ci sia stato un errore. Anche con cure corrette una malattia può peggiorare all’improvviso. Proprio per questo, se avete dubbi, conviene conservare la possibilità di capire cosa è successo.

Cosa è urgente e cosa può aspettare

CosaEntro quandoPerché
Riscontro diagnostico o autopsiaPrima della sepoltura o della cremazioneDopo la cremazione non si può più fare; dopo la sepoltura diventa molto più difficile
Annotare i fattiSubito, finché il ricordo è frescoDate, orari e parole dette si dimenticano in fretta
Chiedere la cartella clinicaNei giorni successiviLa struttura deve consegnarla entro 7 giorni
Chiedere il risarcimentoDi regola entro 5 o 10 anniNon serve decidere adesso

Il riscontro diagnostico: cos’è e come chiederlo

Il riscontro diagnostico è un esame del corpo fatto in ambito sanitario per chiarire la causa della morte. Non è un’indagine giudiziaria e non accusa nessuno.

Dal 2017 i familiari, o gli altri aventi titolo, possono concordare il riscontro diagnostico con il direttore sanitario o sociosanitario della struttura. Possono anche far assistere all’esame un medico di loro fiducia (DPR 285/1990, art. 37).

Come fare in pratica:

  1. Ditelo subito al reparto e chiedete di parlare con la direzione sanitaria.
  2. Mettete la richiesta per iscritto, anche con una email, indicando nome del paziente, data e reparto.
  3. Chiedete prima chi sostiene le spese: la legge le mette a carico dell’ente che chiede l’esame, ma non dice chi paga quando a chiederlo sono i familiari.
  4. Se potete, contattate un medico legale che assista all’esame.

L’autopsia giudiziaria: quando la dispone il pubblico ministero

L’autopsia giudiziaria è diversa dal riscontro diagnostico. Quando c’è il sospetto che la morte sia conseguenza di un reato, il pubblico ministero accerta la causa della morte e, se lo ritiene necessario, ordina l’autopsia (art. 116 disp. att. c.p.p.). Spesso succede dopo una denuncia dei familiari ai carabinieri, alla polizia o direttamente in procura.

In questi casi la sepoltura può avvenire solo con l’ordine del procuratore della Repubblica, e per la cremazione serve il nulla osta dell’autorità giudiziaria. Per questo, se si pensa a una denuncia, va fatta prima del funerale.

L’autopsia è un accertamento che non si può ripetere. Per questo il pubblico ministero deve avvisare la persona indagata e la persona offesa, che possono nominare un consulente tecnico di parte e partecipare all’esame (art. 360 c.p.p.). Quando la persona offesa è morta, questi diritti spettano ai prossimi congiunti o al convivente. Il consulente è un medico legale di fiducia: se si sceglie la strada della denuncia, conviene averlo già individuato.

L’autopsia non prova da sola un errore

L’autopsia chiarisce la causa della morte. Per capire se ci sono state cure non adeguate serve poi l’esame della documentazione clinica da parte di un medico legale.

Bisogna fare una denuncia?

No, non è obbligatorio. La richiesta di risarcimento segue la strada civile, che è indipendente da quella penale. Si può chiedere il risarcimento senza aver mai fatto una denuncia.

La denuncia è una scelta da valutare con calma, meglio con un avvocato:

  • a favore: le indagini le svolge il pubblico ministero, che può sequestrare la documentazione e disporre l’autopsia;
  • contro: il processo penale richiede prove più forti, «oltre ogni ragionevole dubbio», e molti procedimenti si chiudono con un’archiviazione anche quando la strada civile resta aperta. I tempi sono spesso lunghi e il percorso è pesante dal punto di vista emotivo.

Per un decesso il reato ipotizzabile è l’omicidio colposo, per cui si procede d’ufficio: non c’è il termine di tre mesi previsto per la querela nelle lesioni colpose. L’unico vincolo pratico è il tempo: se si vuole l’autopsia, la decisione va presa prima della sepoltura o della cremazione.

Se fate una denuncia

Scrivete che volete essere avvisati di un’eventuale richiesta di archiviazione. Solo così riceverete l’avviso e avrete 20 giorni per vedere gli atti e opporvi (art. 408 c.p.p.).

Cosa annotare subito

Nelle prime ore e nei giorni successivi scrivete, anche in modo disordinato:

  • date e orari di ricovero, peggioramenti, trasferimenti e decesso;
  • i reparti in cui è stato il paziente;
  • cosa vi hanno detto i medici e quando, con i loro nomi se li conoscete;
  • terapie, esami, interventi di cui avete saputo;
  • sintomi o cambiamenti che avete notato voi.

Conservate referti, lettere di dimissione, messaggi, fotografie e ricevute delle spese. Sono appunti per voi e per chi valuterà il caso: non vanno pubblicati né diffusi.

Nei giorni successivi

Quando le decisioni urgenti sono prese, il passo successivo è chiedere la copia completa della cartella clinica. Possono chiederla anche i familiari. La struttura deve consegnarla entro 7 giorni, con le eventuali integrazioni entro 30 (legge 24/2017, art. 4). Nella guida alla cartella clinica trovate un modello di richiesta da copiare.

Con la cartella, un medico legale può dire se ci sono elementi per una richiesta di risarcimento. Non c’è bisogno di avere tutto pronto per raccontarci cosa è successo.

Domande frequenti

Posso chiedere l’autopsia se mio padre è morto in ospedale?

Potete concordare con il direttore sanitario o sociosanitario un riscontro diagnostico, che è un esame sanitario per chiarire la causa della morte. L’autopsia giudiziaria invece la dispone il pubblico ministero, di solito dopo una denuncia.

Chi paga il riscontro diagnostico?

La legge mette le spese a carico dell’ente che ha chiesto l’esame, ma non dice nulla per il caso in cui a chiederlo siano i familiari. Chiedetelo alla direzione sanitaria prima dell’esame, per iscritto.

Se il corpo viene cremato, si può ancora chiedere il risarcimento?

Sì. Il risarcimento non dipende dall’autopsia. Senza autopsia la valutazione si basa sulla documentazione clinica, che resta il punto di partenza di ogni caso.

Il medico ha parlato di arresto cardiaco: vale la pena approfondire?

L’arresto cardiaco descrive come si è fermato il cuore, non sempre perché. Se il decesso è stato inatteso o dopo un peggioramento non spiegato, è ragionevole chiedere la documentazione e farla leggere a un medico legale.

Se la denuncia viene archiviata, è finita?

No. Se nella denuncia avete chiesto di essere avvisati, potete opporvi alla richiesta di archiviazione. In ogni caso la strada civile è indipendente e usa un criterio di prova diverso: basta che il collegamento tra cure e morte sia «più probabile che non». Un’archiviazione penale non impedisce di chiedere il risarcimento.

Quanto tempo c’è per chiedere il risarcimento?

Di regola 5 anni per il danno di ogni familiare e 10 anni per i danni della persona deceduta, verso la struttura. I termini partono da quando era possibile collegare la morte alle cure e possono essere più lunghi se il fatto è un reato.

Chi ha scritto e verificato

Testo
Redazione Equilex
Aggiornato

Fonti

  1. DPR 10 settembre 1990, n. 285, art. 37 (Normattiva)
  2. Legge 8 marzo 2017, n. 24, art. 4 (Normattiva)
  3. Norme di attuazione del codice di procedura penale, art. 116 (Normattiva)
  4. Codice di procedura penale, art. 90, art. 360 e art. 408 (Normattiva)
  5. Codice penale, art. 589, art. 590 e art. 124 (Normattiva)
  6. DPR 285/1990, art. 79: nulla osta dell’autorità giudiziaria per la cremazione in caso di morte sospetta (Normattiva)

Le informazioni di questo articolo sono generali e non sostituiscono una consulenza. Ogni caso richiede l’esame della documentazione clinica e una valutazione medico-legale.

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I batteri trovati più spesso nelle infezioni prese in ospedale sono Escherichia coli, Klebsiella, Pseudomonas, enterococchi e stafilococco aureo. Molti vivono nel nostro corpo senza fare danni. Trovarne uno nei referti non prova un errore: si verifica dove è stato preso, se la struttura ha fatto la prevenzione dovuta e se l'infezione è stata curata in tempo.
Una diagnosi arrivata in ritardo, o sbagliata, può dare diritto al risarcimento quando con una diagnosi corretta e tempestiva le cure sarebbero state diverse e il danno minore. Se non si può dimostrare che l'esito sarebbe cambiato, il risarcimento è possibile anche per la perdita di una possibilità seria e concreta di guarire, di vivere più a lungo o meglio.
Prima di fare causa per un danno da cure, la legge chiede di passare da una consulenza tecnica preventiva davanti al giudice, chiamata anche ATP, oppure da una mediazione. Nella consulenza un medico nominato dal giudice esamina il caso e prova a far trovare un accordo alle parti, assicurazione compresa. Se l'accordo non c'è, si può andare avanti con la causa.

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